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Gli Astarte Syriaca nascono nel 2003 con l’intento di proporre un prog metal innovativo ed eclettico. La band nel proprio percorso musicale, partecipa a numerosi eventi di rilievo e nel frattempo giunge la registrazione del primo promo “Astarte Syriaca”. Nel 2007 prende il via il progetto “Jesus Christ Superstar – Opera Prog” e nel 2008 viene dato alle stampe per la Lost Sound Records l’album di debutto. “Darkened Light” è un grande disco di prog metal, tecnicamente perfetto ed eccezionale anche da un punto di vista prettamente emozionale. Nella musica degli Astarte Syriaca c’è il meglio del progressive a 360°, come la tecnica dei Dream Theater, la velocità dei Symphony X e la passionalità dei Pain Of Salvation, ma è ben presente anche l’impronta di un prog rock più datato tipico degli anni settanta, si passa infatti dalla PFM, sino a giungere ad Area e Le Orme, senza trascurare Genesis, Jethro Tull, Marillion e Yes in particolare. Ma la varietà del sound predisposto dagli Astarte Syriaca attraversa anche i modernismi dei Lacuna Coil ed i tradizionalismi dei Deep Purple e questo stile variegato rende “Darkened Light” un prodotto succulento ed appetibile. La produzione, curata in modo dettagliato, dona incisività ad ogni componimento e rende immediata l’assimilazione del disco. La formazione della band (che in passato ha visto la presenza di Gabriele Valerio dei Theatres Des Vampires alla batteria) vede attualmente Valentino Moser come voce solista, Andrea Neri alle chitarre, Alessio Contorni al flauto ed alle tastiere, Marco Polizzi al basso ed Alessio Brancati alla batteria. Si parte con “Inthrough The Light”, song cupa dall’atmosfera a volte tetra, un componimento quasi del tutto strumentale, con un sound moderno ed uno sguardo rivolto al futuro, “Approaching Light” a seguire, è un brano variegato nello stile e nella dinamica, con evidenti richiami ai Dream Theater più tradizionali e con partiture di Yes e Genesis periodo Gabriel, caratteristiche riscontrabili anche in “Earth Spirit”. “In Silence” e “Nevermore” sono due pezzi straordinariamente melodici, profondi ed avvolgenti, “Dreaming” nei sui circa tredici minuti di durata è un pezzo spiazzante e stupefacente dove vengono attraversate le varie sfaccettature stilistiche del progressive, stesso dicasi per “Sole Ombre”. In “Northwind” dotata di eleganti intrecci strumentali, si notano tracce di Pain Of Salvation e Marillion, nella conclusiva “Profumi D'Armonia” (cantata interamente in italiano) invece, emerge il lato più poetico, ispirato ed intenso della band. Se amate il progressive in tutte le sue forme ed in tutti i suoi stili “Darkened Light” è il disco che fa per voi.

Voto: 8/10

Maurizio Mazzarella

A cura di Damiano Siviero

Gli Astarte Syriaca sono una realtà per certi versi fuori dal comune. La loro versione progressive del musical Jesus Christ Superstar è diventanta una sorta di cult nel panorama romano, da cui proviene, riscuotendo ampio successo tra gli addetti. Un legame, quello visivo e musicale, che è sempre stato uno dei punti cardine del progressive che fu e che rivive oggi in band come gli Astarte Syriaca. Darkened Light è il loro primo full length giunto dopo la solita trafila che ogni gruppo all'inizio è costretto a seguire. Un percorso che, diciamolo subito, ha comunque pagato. Il debut, infatti, è un ottimo album di progressive metal in cui le idee di certo non mancano, pur essendo legato a doppio filo a quelle band che ne hanno scritto la storia. Il prodotto è curato sotto tutti gli aspetti, soprattutto spicca un'ottima produzione difficilmente riscontrabile in un album d'esordio. Come detto, i riferimenti ai grandi nomi non mancano, non risultando però mai fastidiosi e anzi, ben integrati nell'economia dei brani. I primi due pezzi, escludendo l'intro, Approching Light e In Silence, sono forse i più immediati dell'album. In Silence, in particolare, mette in evidenza l'ottima prova di Valentino Moser dietro al microfono. Una voce, la sua, piuttosto originale nel panorama progressive, roca a tratti, non pulitissima ma molto espressiva. L'optimum la band lo raggiunge con la terza traccia. Dreaming è un caleidoscopio di suoni che mette in evidenza nei tredici minuti le ottime capacità sia degli interpreti sia del lavoro in fase di arrangiamento. Buonissima la sezione strumentale del brano, anche se forse un pò troppo classica. Da sottolineare una breve passaggio vocale in cui la voce di Valentino ricorda da vicino quella di Daniel Gildenlow dei Pain Of Salvation. Ottime le aperture melodiche in Nevermore, mentre in Sole Ombre, una strumentale per la quasi totalità della sua lunghezza con richiami alla tradizione progressive anni '70, fa capolino una voce maschile alle prese con un monologo recitato in lingua italiano. Il tutto rende il pezzo piuttosto teatrale e di grande impatto, veramente la ciliegina sulla torta di questo album. Ma non è la sola traccia in cui troviamo un testo nella nostra lingua: la conclusiva Profumi d'Armonia è una bella ballad che molto deve alla tradizione italiana e che è cantata, quasi di conseguenza, in italiano. Considerando quello che fin'ora questi ragazzi hanno dimostrato sia con questo album d'esordio, sia con la loro rivisitazione del Jesu Christ Superstar, non possiamo che aspettarci grosse sorprese in futuro. Ed è per questo che li abbiamo intervistati.

VOTO 8

 

Diciamo che avrei potuto recensire l' LP di questi cinque ragazzi dopo solo il primo ascolto di questo, ma x essere pignolo, sono comunque stato spinto dalla mia coscienza a riascoltarlo meglio e a frugare per bene tra le virgole della loro biografia e del loro passato.
Una cosa è certa (anzi, più di una, ma iniziamo con questa): gli Astarte Syriaca hanno un bel passato alle loro spalle: hanno fatto il giro di molti bei locali romani e non (Cube, Alpheus, Stazione Birra...) e suonato con ottime band come i Moonlight Comedy e The Fifth Season.

Ma ora basta parlare del passato e passiamo ad esaminare il lavoro degli AS, un lavoro "completo", un lavoro che personalmente ho ascoltato una, due, tre volte...e che continuerò ad ascoltare anche dopo averlo recensito, perchè fidatevi è davvero fatto bene.
Andrea (chitarrista) che passa da una chitarra distorta e cattiva a una chitarra pulita in modo maestrale, il batterista che viaggia con i suoi tempi a volte dritti e la maggior parte delle volte rigirati, il basso che dà un senso al tutto, le melodie vocali arrangiate alla perfezione...ed eccola lì: la tastiera, sempre pronta a riempire e dare corpo al tutto. Cosa manca? Ovviamente trattandosi di progressive non possono mancare stacchi all'unisono tra basso, batteria, chitarra e tastiera!
L'album scorre piacevolmente alle orecchie dell'ascoltatore che si esalta nel sentire quegli assoli di chitarra presenti in quasi tutti i brani.

L'ultimo brano dell'album, Profumi D'Armonia, è quello che mi ha incuriosito maggiormente in quanto cantanto in italiano. Perchè un gruppo dedito ad un genere come il prog metal ha deciso di inserire un brano in Italiano nell' LP? Senz'altro è un qualcosa di insapettato e che a parer mio, fa guadagnare altri punti alla band. C'è comunque da dire che Profumi D'Armonia non è l'unico brano con accenni madrelingua, ma nell'album è anche presente Sole Ombre, dove dopo un lungo pezzo strumentale viene "recitata" una poesia.

Buona la qualità di registrazione, anche se per un lavoro del genere poteva uscire un suono migliore.

VOTO 90

 

 

 

Chi ha detto che il buon progressive metal proviene solo dall’estero? Ecco invece una band italiana che, forte di una competenza e una preparazione tecnica davvero straordinarie, dotata di grande ispirazione e anche di quel gusto prettamente italiano per la melodia e per le belle canzoni, risponde ai vari Dream Theater, Symphony X, Shadow Gallery, Pain of Salvation e quanti altri, con un album decisamente accattivante e che lascerà di sicuro il segno. Stiamo parlando degli Astarte Syriaca, un gruppo nato nel 2003 e che oggi riesce a proporci un bellissimo album, in cui le atmosfere radiose e solari di musica dolce e romantica si lasciano oscurare dalle ombre cupe e malinconiche del metal più ruvido. Il progressive proposto dal quintetto romano è chiaramente improntato sugli schemi propri delle band sopra citate, con frequenti riferimenti soprattutto ai migliori lavori dei DT e dei Symphony X, ma c’è anche tanta personalità (e tanta Italia) nel modo di comporre i brani e nell’approccio ad un songwriting che punta sulle emozioni e sulle atmosfere. Una prestazione musicale davvero superba quella offerta dagli ottimi Alessio Contorni e Andrea Neri (rispettivamente tastiera e chitarra) e anche la sezione ritmica non è da meno (il drumming di Alessio Brancati è in stile Portnoy e Marco Polizzi imperversa follemente sul suo basso a nove corde). Del cantante Valentino Moser va detto che ha una timbrica davvero particolare: nei pezzi veloci è aggressivo, nevrotico e tagliente, nelle ballad riesce a cantare in maniera calma, pulita e dolce – evidentemente la vecchia scuola della canzone italiana non muore mai, il che, ovviamente, è un pregio visto che spesso le nostre peculiarità musicali vengono sottovalutate in favore di inutili ammirazioni esterofile. Il disco parte con brani in pieno stile prog come “Approaching Light” (riffoni contorti e grandi passaggi strumentali) e “In Silence”, con l’incipit in pieno stile Sonata Arctica. Da segnalare anche gli spunti melodici di “Sole Ombre”, con dei solo dal retrogusto jazz-fusion, flauti, grandissimi break ritmici. Molto sperimentali anche le contaminazioni tecno di “Earth Spirit”, alternate con spezzoni sinfonico-orchestrali che contribuiscono a dare modernità e solennità insieme. Il finale è tutto epico, con i lunghi e stupendi solo di chitarra di “Northwind”. Il vero pezzo forte, però, è dato dalla suite “Dreaming”, che, tra i vari episodi, evidenzia una parte centrale dove tutti i musicisti si dilettano in passaggi intricati degni dei Dream Theater dei bei tempi. Non mancano anche momenti più tranquilli, con atmosfere talvolta sognanti e talora cupe, come “Nevermore”. La produzione è molto buona e pulitissima, l’artwork è carino, ma forse qualche pagina in più nel booklet non avrebbe fatto male. Certamente è vero che alcune soluzioni stilistiche degli Astarte Syriaca sembrano troppo vicine a quelle dei gruppi ispiratori, il che farebbe pensare ad una mancanza di originalità. Ma non è questo il caso: la personalità del gruppo vien fuori quando si tratta di cantare in italiano (bellissima la conclusiva “Profumi D'Armonia”) o di alternare momenti tipicamente soft, ballad tristi, con spunti di matrice fusion e passare con disinvoltura da un pattern all’altro, come solo la band di Petrucci e Portnoy riusciva a fare qualche anno fa (e scusate se è poco!!!). In un periodo in cui molti si lamentano della poca ispirazione dei capiscuola del genere prog (Dream Theater in primis), questo lavoro potrebbe davvero dare una bella scossa al panorama italiano e – si spera – anche internazionale. “Darkened Light” è un signor album, che va apprezzato in tutte le sue sfumature, anche dopo numerosi ascolti, capace anche di sorprendere perfino i profani del genere, per cui il consiglio è di farlo vostro e di ascoltarlo intensamente a luce soffusa, in un’atmosfera raccolta. Potrebbe regalarvi davvero delle profonde emozioni.

VOTO 9/10

RECENSIONE A CURA DI Giuliano Sammartino

 

 

 

Vor vier Jahren brachten die Italiener Astarte Syriaca mit einem selbstbetitelten Demo das erste Lebenszeichen unters musikliebende Volk. Darauf gab es mehr oder weniger gut aufgenommenen progressiven Metal in bester Dream Theater-Tradition zu hören.

2008 gibt es nun das Debütalbum Darkened Light, auf dem sie ihren Weg konsequent weitergehen. Die Produktion ist dabei sehr gut ausgefallen, klar und druckvoll schallen alle Instrumente aus den Boxen und auch der Gesang hat genügend Pfeffer, um nicht hinter Gitarre und Schlagzeug zu verkümmern. Und ich muss sagen, Astarte Syriaca machen ihre Sache wirklich gut. Zwar sind die Dream Theater-Einflüsse nach wie vor deutlich vorhanden, aber die Jungs verstehen es, ihrem Sound genügend eigene Elemente hinzuzufügen, die sie weit von einer bloßen Kopie wegrücken. Und so findet man neben klassischen verschachtelten Passagen auch Elemente aus den 70er Jahren und auch einige Jazz-Einflüsse, die der Musik wahrlich gut zu Gesicht stehen. Dadurch bekommen die Songs insgesamt etwas Erfrischendes und Unbeschwertes, was den Jungs helfen sollte, sich aus dem großen Pool der progressiven Bands hervorzuheben. Dabei hilft ihnen sicherlich auch das Songwriting, denn die Songs sind trotz aller Komplexität immer nachvollziehbar und songdienlich arrangiert, auf irgendwelche abgehobenen Ego-Trips wird hier glücklicherweise verzichtet.

Schade nur, dass die Hitdichte auf Darkened Light etwas dünn ausgefallen ist und die Scheibe zum Ende hin ein wenig langatmig wird. Vielleicht hätte man den ein oder anderen Song etwas straffen und besser auf den Punkt bringen sollen. Das ändert aber nichts daran, dass Darkened Light ein gutes Debüt geworden ist, das Freunde progressiver Musik viel Spaß bereiten wird.

Lord Obirah

 

 

  Gli Astarte Syriaca sono una band italiana dedita ad un metal prog tecnico ed emozionante. Il livello dei nove brani che compongono 'Darkened Light' è molto buono e riesce ad evidenziare uno stile alquanto personale della band, ispirata comunque ad acts come Dream Theater, Symphony X e Pain of Salvation, con qualche eco di hard rock inglese anni ’70 e senza trascurare la grande tradizione del rock progressivo italiano, specie in un pezzo come 'Sole Ombre', caratterizzato peraltro da un testo recitato proprio in italiano. È a tutti gli effetti cantata in madrelingua invece l’ultima canzone, 'Profumi d’Armonia', una sorta di ballad, anche se la band dà in realtà il meglio di sé quando si lascia andare in lunghe ed ispirate suites come 'Dreaming', 'Nevermore' o 'Earth Spirit', dove una miriade di fluenti note si susseguono tra riffs, belle melodie ed emozionanti assoli. Ottimo, in tal senso, il continuo dialogare tra le tastiere di Alessio Contorni e le chitarre di Andrea Neri, come eccellente è anche la sezione ritmica, per non parlare del singer Valentino Moser, davvero bravo ed impeccabile anche in passaggi di non facile interpretazione. Particolarmente apprezzabile, poi, l’idea di inserire suoni particolari e ricercati, primi fra tutti quelli davvero caratteristici prodotti dal theremin, strumento che si ha modo di ascoltare su un paio di brani dell’album ('Earth Spirit' e 'Profumi d’Armonia'). Band interessante, che meriterebbe di emergere ed avere una certa visibilità a livello internazionale.

SHAPELESS ZINE

Il progetto Astarte Syriaca prende forma nel 2003 a Roma con l'intento di proporre un prog metal - si legge nella biografia - "innovativo ed eclettico". IL gioco si fa subito abbastanza serio tanto che i nostri prendono parte a diversi eventi e concerti, realizzano un demo, un videclip e maturano pian piano la convinzione che la loro musica non possa che trarre beneficio dal connubio con altreespressioni artistiche come pittura, fotografia, design; la cosa si realizzerà dal vivo, soprattutto in ambito locale. Nel 2007 l'idea di allargare il proprio raggio d'azione, proponendo una
rilettura, integrale o meno, dell'opera rock "Jesus Christ Supertstar"; tale progetto varcherà anche i confini regionali. Nello stesso anno iniziano le registrazioni di "Darkened Light", che uscirà l'anno successvo (cioè a giugno di quest'anno...) per Lost Sounds.
Da queste brevi note si evince che il quintetto romano cerca di fare "sul serio", o che quantomeno sta affrontando il proprio persorso con il massimo impegno e i risultati gli danno sicuramente ragione."Darkened Light" infatti è un bel CD, elegante e ricercato, pieno di spunti e trovate che non sempre risultano di facile ascolto ma che dimostrano un gran lavoro di base. Prog metal molto personale, leggermente oscuro, che nasce sicuramente dai Dream Theater ma che se ne distacca subito in virtù di un approcio volitivo e creativo, che porta alla scrittura di brani pieni di trovate vincenti e particolari che non sempre emergono "alla prima", ma che comunque conferiscono longevità al loro disco.
Dotati di una tecnica individuale tutt'altro che trascurabile gli Astarte Syryaca non commettono l'errore di pavoneggiare troppo con gli strumenti in mano lasciando in secondo piano la composizione, ma anzi riescono a bilanciare perfettamente tecnica e melodia, voglia di sperimentare e canzoni strutturate in maniera più convenzionale, ottenendo un mix molto buono che, per quanto migliorabile, risulta comunque di altissimo livello. Per fare un esempio in "Darkened Light" trovano spazio sia brani apparentemente più ordinari e fedeli alla forma canzone come "Nevermore" (bellissmo lo stacco melodico che segue il ritornello!), viaggi a spasso tra IQ , Kansas, Dream Theater e anni '70 come "Sole Ombre" (con il testo in italiano che risulta essere solo un breve cameo finale in quasi dodici minuti di durata), pezzi più vicini allo stile dei Dream Theater ("Approching light") per non parlare degli oltre tredici minuti di "Dreaming", brano dalle mille sfaccettature.
Il disco comunque è un continuo alternarsi di trovate particolari, colpi di scena, assoli ispirati (sentire la bella "In Silence"), cambi imporovvisi d'atmosfera e arrangiamenti a tratti molto ricercati (il basso nella parte iniziale di "Earth Spirit" o la voce filtrata a-la Adrian Belew della già citata "Dreaming").
Gli Astarte Syriaca risultano in fin dei conti assai professionali e "Darkened Light" è un gran bel disco, con tanti bei momenti e poche cose da mettere ancora a fuoco (forse qualche brano da limare leggermente e qualche cantato da definire meglio, oltre a una pronuncia inglese non sempre impeccabile). Ma si tratta di sfumature, qui ci troviamo di fronte a una band di sicuro avvenire.
Come dicevo in apertura gli Astarte Syriaca sono un gruppo che rende giustizia alla definizione di prog metal, troppo spesso abusata in occasione di qualche suono "strano" (..sic..) di tastiera o qualche cambio di tempo in più del normale...
Se riusciranno a mantenere la stessa voglia di far musica che si respira in "Darkened Light" e la stessa curiosità e ispirazione che pervadono i sessanta e passa minuti di questo disco... ne sentirtemo delle belle. Ottimi.

 

 

 

Non avevo mai sentito parlare dei romani Astarte Syriaca. Purtroppo, aggiungerei.
I nostri propongono Progressive Metal, un genere bistrattato, spesso a ragione, in quanto foriero di band dedite più allo sfoggio della propria tecnica che della capacità di scrivere canzoni con sentimento. Gli Astante Syriaca no. Seppur i membri della band siano dotati di una buona tecnica strumentale, hanno messo quest’ultima al servizio della musica piuttosto che del proprio ego e del desiderio di apparire.
Con questi presupposti “Darkened Light” non sarebbe potuto essere altro che un ottimo album di Progressive Metal, originale, sognante e soprattutto eclettico.
L’album è aperto da “Inthrough The Light” un introduzione elettronica che lascia presagire la varietà dei pezzi successivi e dell’album in generale. A seguire troviamo, poi, il primo vero pezzo dell’album, “Approaching Light” un pezzo energico e molto trascinante a cui fa seguito quello che ritengo il miglior pezzo dei nove proposti, “In Silence”, aperto da una parte sognante di tastiera e chitarra arpeggiata che si sviluppa alternando parti altrettanto sognanti ad altre più energiche.
In generale il Progressive Metal proposto dai nostri non è mai scontato e banale, anzi, si dimostra originale e costantemente avvolto in atmosfere oscure e goticheggianti che lo rendono diverso da quanto sentito di recente in questo genere.
Senza voler fare per forza dei paragoni, oserei dire che la musica degli Astarte Syriaca mi ha ricordato la proposta dei ben più famosi Pain Of Salvation, soprattutto per la voglia di proporre qualcosa di diverso che faccia “progredire” la musica in quanto forma d’arte (e dovrebbe essere proprio questo il principio di fondo ad un album di Progressive Metal; peccato che in molti non ne tengano conto...) e per la voce del cantante Valentino Moser, che in più momenti mi ha ricordato quella di Daniel Gildenlow della già citata band svedese.
Tutti i pezzi dell’album sono di altissimo livello: tecnici, melodici, teatrali e proprio per questo carichi di emozioni.
La perla dell’album, però si trova alla fine, dopo le altre tracce; sto parlando di “Profumi d’Armonia”, un pezzo che dimostra come poesia e musica possano essere legate da un filo diretto. Si tratta, infatti, di un pezzo melodicissimo basato quasi tutto su tastiera e chitarra arpeggiata, con l’inserimento della batteria quasi “jazzata” verso la fine della canzone.
“Darkened Light”, in conclusione, si è rivelata una bella sorpresa nell’arida scena Progressive Metal e, in generale, nella scena Metal italiana. Spero, proprio che gli Astarte Syriaca riescano a farsi largo e a diventare un nome di punta del nostro paese. Le carte in regola ci sono.

 

 

 

 

Continua l’ottima campagna “new heroes” della Lost Sound Records, che permette a giovani band al debutto di rilasciare il proprio album a soli 7,90 euro. Nel caso specifico l’opera prima è dei romani Astarte Syriaca, compagine già nota agli addetti ai lavori per la riproposizione in chiave prog dell’opera ‘Jesus Christ Superstar’. Un esperimento ambizioso, che finalmente ha avvicinato gli Astarte Syriaca a quella forma di concerto spettacolo che hanno ripetutamente inseguito nei vari show sin qui eseguiti. Oltre a tutto ciò, i nostri hanno scritto la colonna sonora del film ‘Green’ di Carlo Fineschi e ovviamente questo ‘Darkened Light’. Un CD di prog metal molto variegato, in cui sia i Dream Theater che i Rush sono un punto di riferimento fondamentale. Inoltre la band ama cimentarsi con sonorità più datate e retrò che non disdegnano nemmeno piccole incursioni psichedeliche, conferendo a tutto il lavoro in esame una certa varietà compositiva. L’approccio, in tutti i casi, è squisitamente bilanciato tra tecnica (molto sfarzosa da queste parti) e melodia, all’insegna dei grandi classici prog in cui l’onanismo strumentale è evitato come la peste. Tutto scorre con grande fluidità e gli Astarte Syriaca raccolgono i frutti del proprio lavoro già dai primissimi brani, evidenziando una personalità di fondo davvero smisurata. Insomma un ottimo debutto per una compagine che dimostra di possedere già tutte le carte in regola per fare grandi cose in futuro.

Gli Astarte Syriaca nascono nel 2003 con l’intento di proporre un prog metal innovativo ed eclettico. La band nel proprio percorso musicale, partecipa a numerosi eventi di rilievo e nel frattempo giunge la registrazione del primo promo “Astarte Syriaca”. Nel 2007 prende il via il progetto “Jesus Christ Superstar – Opera Prog” e nel 2008 viene dato alle stampe per la Lost Sound Records l’album di debutto. “Darkened Light” è un grande disco di prog metal, tecnicamente perfetto ed eccezionale anche da un punto di vista prettamente emozionale. Nella musica degli Astarte Syriaca c’è il meglio del progressive a 360°, come la tecnica dei Dream Theater, la velocità dei Symphony X e la passionalità dei Pain Of Salvation, ma è ben presente anche l’impronta di un prog rock più datato tipico degli anni settanta, si passa infatti dalla PFM, sino a giungere ad Area e Le Orme, senza trascurare Genesis, Jethro Tull, Marillion e Yes in particolare. Ma la varietà del sound predisposto dagli Astarte Syriaca attraversa anche i modernismi dei Lacuna Coil ed i tradizionalismi dei Deep Purple e questo stile variegato rende “Darkened Light” un prodotto succulento ed appetibile. La produzione, curata in modo dettagliato, dona incisività ad ogni componimento e rende immediata l’assimilazione del disco. La formazione della band (che in passato ha visto la presenza di Gabriele Valerio dei Theatres Des Vampires alla batteria) vede attualmente Valentino Moser come voce solista, Andrea Neri alle chitarre, Alessio Contorni al flauto ed alle tastiere, Marco Polizzi al basso ed Alessio Brancati alla batteria. Si parte con “Inthrough The Light”, song cupa dall’atmosfera a volte tetra, un componimento quasi del tutto strumentale, con un sound moderno ed uno sguardo rivolto al futuro, “Approaching Light” a seguire, è un brano variegato nello stile e nella dinamica, con evidenti richiami ai Dream Theater più tradizionali e con partiture di Yes e Genesis periodo Gabriel, caratteristiche riscontrabili anche in “Earth Spirit”. “In Silence” e “Nevermore” sono due pezzi straordinariamente melodici, profondi ed avvolgenti, “Dreaming” nei sui circa tredici minuti di durata è un pezzo spiazzante e stupefacente dove vengono attraversate le varie sfaccettature stilistiche del progressive, stesso dicasi per “Sole Ombre”. In “Northwind” dotata di eleganti intrecci strumentali, si notano tracce di Pain Of Salvation e Marillion, nella conclusiva “Profumi D'Armonia” (cantata interamente in italiano) invece, emerge il lato più poetico, ispirato ed intenso della band. Se amate il progressive in tutte le sue forme ed in tutti i suoi stili “Darkened Light” è il disco che fa per voi.

 

Quando ascolto cd ben suonati e ben prodotti, e che hanno tanto da dire e da dare al pubblico, son felice. Se a questo aggiungiamo il fatto che il suddetto cd è un debut album, e che il gruppo in questione è italiano, alla felicità si aggiunge un pizzico di orgoglio e campanilismo.

E questo è il nostro caso; gli Astarte Syriaca sono una grande band italiana che suonano dal vero e in maniera molto originale e personale, autori di un progressive che nulla ha da invidiare ai mostri sacri del genere.

La proposta della band nostrana, è un qualcosa che ben si discosta dalla mera scopiazzatura di band come Dream Theather & co.; riescono ad essere originali non dando solo sfoggio di tecnica fine a se stessa. Non esercizi di stile che lascian il tempo che trovano, ma un susseguirsi di emozioni, che toccano l’ascoltatore, riuscendo a portarlo in un mondo astratto, in una situazione ai limiti dell’onirico.

Il brano che più ha emozionato il vostro caro recensore di fiducia, è il pezzo che chiude l’album “Profumi d’Armonia”; un brano che per liricità e pathos vale tutto il prezzo del cd. Non vedo l’ora di aver la possibilità di godermeli in sede live, il cd ormai l’ho consumato a furia di ascoltarlo ancora e ancora e ancora…

Negli ultimi mesi abbiamo spesso messo in evidenza l'ottima salute di cui gode la scena metal nostrana, protagonista di eccellenti lavori nei più disparati sottogeneri della musica estrema; ora ci troviamo di fronte all'ennesimo album a cinque stelle, reso ancora più sorprendente dal fatto che si tratta di un esordio sulla lunga distanza. Infatti, dopo la pubblicazione di un promo nel 2004 e la successiva promozione in sede live, gli Astarte Syriaca si presentano al grande pubblico con questo "Darkened Light", un piccolo capolavoro in chiave metal prog; la proposta del combo romano si dimostra molto interessante e creativa, capace di coniugare una grande capacità compositiva con una tecnica esecutiva da far invidia ai mostri sacri del genere. Senza scadere in facili scopiazzature questo album ci presenta un prog molto raffinato, preciso in ogni sua sfumatura, inchiodando (è proprio il caso di dirlo) l'ascoltatore dal primo all'ultimo minuto, il che non è sempre facile soprattutto in un genere che spesso rischia di diventare ridondante e prolisso. Questa band ha veramente talento da vendere, come dimostrano i suoi spettacoli in sede live dove ha saputo coniugare i diversi ambiti artistici rappresentati dalla poesia e dalla video arte con la musica: punto culminante della proposta è il progetto "Jesus Christ Superstar - Opera Prog" dove la componente musicale unita a quella teatrale raggiunge la forma del "concerto-spettacolo", vera e propria forma d'arte autonoma. Insomma, stiamo parlando di artisti a 360° capaci anche di cimentarsi nel difficile mondo delle colonne sonore firmando le musiche di "Green", pellicola diretta da Carlo Fineschi; così "Darkened Light" lo potremmo definire come il coronamento di un processo creativo che ha permesso alla band di maturare e di fare dell'eclettismo il suo principale punto di forza che, unito alla grande tecnica ed alla capacità compositiva non comuni, porta come risultato un album che si candida ad essere la miglior release in chiave prog dell'anno, capace di coniugare aggressività e dolcezza allo stesso tempo. Numerose le influenze che si colgono durante l'ascolto: si va dai Dream Theater ai Symphony X, passando per i Deep Purple e gli Yes; da segnalare la presenza dietro le pelli di Gabriele Valerio, già drummer dei Theatres Des Vampires che si trova perfettamente inserito in un contesto caratterizzato da ottimi musicisti. Un ultimo plauso alla voce del bravissimo Valentino Moser, singer tecnicamente perfetto dotato di uno straordinario eclettismo. Non dovete fare altro che passare all'ascolto e lasciarvi catturare dalla magia che questa band riesce a creare.

Di band metal nostrane ce ne sono in giro tante.Alcune però risultano una sbiadita copia di altre ben più note a livello internazionale. Soprattutto poi nella schiera di quelle fresche- fresche di formazione si può notare una scarsa originalità. Stesso discorso per la qualità.
Certo è che l’esperienza anche in questo settore paga ...eccome!
E allora anche se musicalmente parlando esisti “solo” dal 2003, ovvero da cinque anni, e per pubblicare un tuo primo cd ufficiale ci hai messo un periodo di tempo piuttosto lungo ( quattro anni suonati!) ma puoi contare all’inizio della tua avventura nel difficile mondo delle sette note sulla presenza all'interno della tua line up di Gabriele Valerio, già batterista dei blasonati Theatres des Vampires, il discorso si fa più interessante.
Insomma cadono tutti, ad uno ad uno come sei fossero dei birilli, quei preconcetti che solitamente accompagnano la nascita di una nuova band della serie “scimmiotta quest’altra” oppure “i loro pezzi mi ricordano tanto quelli di” e compagnia bella.
Frasi che per l’appunto non si possono assolutamente pronunciare dopo aver ascoltato con attenzione “Darkened Light”, il primo album ufficiale dei romani Astarte Syriaca, dediti a un prog metal raffinato ed elegante, perfetto in ogni loro piccola sfumatura. Delicato e nel contempo aggressivo quanto basta. Profondo e romantico nel senso più etimologico del termine. Poetico ma mai troppo sdolcinato. Un prog metal piacevolissimo e mai noioso.
Tali qualità sono state rese possibili grazie allo straordinario e vigoroso ecletticismo che la band capitolina possiede ampiamente nel suo dna.
Un ecletticisimo talmente forte che gli ha permesso di creare un delizioso “spettacolo-concerto” inerente all’esecuzione di alcuni pezzi contenuti nel celeberrimo musical Jesus Christ Superstar, recante il nome specifico di “Jesus Christ Superstar-Opera Prog”.
Non contenti questi talentuosi musicisti si sono poi voluti cimentare nella stesura della colonna sonora della pellicola “Green”, diretta da Carlo Fineschi con Alessio di Clemente e Marco Venienti.
“Darkened Light” è quindi definibile a buona ragione come il coronamento di un processo compositivo ed espressivo molto ricercato. Studiato nei minimi dettagli. Splendido in ogni sua singola sfumatura. Un grande risultato per una grande band dalla quale c’è solo da imparare oltre che da applaudire “live” durante i suoi nuovi concerti in tutta Italia.

Lo affermo senza esagerare. Questo è uno dei dischi più belli che io abbia ascoltato quest’anno (e ascolterò almeno un paio di dischi al giorno mentre faccio le mie cose). Le emozioni che mi hanno pervaso l’anima avevano come filo conduttore le meravigliose onde sonore di Darkened Light.
“Profumi D’Armonia” mi ha commosso, emozionato, fatto piangere tanto le sue parole e la sua dolcezza speranzosa sono autentiche, sentite, provate fino in fondo come disperate.
E come poter omettere “Sole Ombre” ? Non potrei mai smettere di ascoltare la lunga ed onirica canzone semi-strumentale su cui mi sono lasciato trasportare mentre la mia sigaretta veniva consumata e il mio sguardo era perso nel vuoto del paesaggio che si apriva dalla finestra della mia camera da letto.
Anche “Earth Spirit” è stata sensazionale e così come tutte le altre, con picchi veramente alti per il mio grado di giudizio solito.
E’ stato un viaggio senza precedenti.. una “scampagnata” tra emozioni e sogni che avrò sempre il piacere sincero di ripetere.
Questo signori è il Progressive degli Astarte Syriaca. Uno splendido (e talentuoso) mix di Dream Theater, Liquid Tension Experiment, Yes ma anche King Crimson e Symphony X senza dubbio.
Nulla è copiato da nulla, beninteso. Questo è quella che chiamo “musica costruttiva” e finalmente ho avuto il piacere di commuovermi con della vera musica che definisco “arte” in quanto le emozioni non vengono trascese da essa anzi, e proprio questa ”arte” che le trasporta in sé donando a chi ha la fortuna di ascoltare un grande regalo.
Certamente il mondo è pieno di band che suonano Progressive ma questa, amici che state leggendo, proprio non ve la dovete perdere.
Ancora grazie ragazzi, siete stati fantastici e spero vivamente che la vostra musica torni alle mie orecchie con dell’altro materiale.

Benedetto sia il Progressive quando è suonato con il cuore. Spesso si accusa questo genere di essere freddo e distaccato dalla realtà; di disegnare un puro esibizionismo fine a se stesso. Non è il caso dei romani Astarte Syriaca, una giovane band che dà alle stampe un disco veramente geniale e brillante.

La formazione italiana nasce nel 2003 e si esibisce, fin dai primi anni di attività, in live che coinvolgono alcuni dei più famosi locali romani (partecipando ai vari eventi musicali organizzati dal Comune della Capitale). Nel 2004 la registrazione del promo “Astarte Syriaca” viene affidata al 16th Cellar Studios di Roma.
Nel 2007 iniziano a incidere il loro primo cd “Darkened Light”. Il disco è una manna per gli amanti del genere. Un gusto musicale che va al di là del semplice esercizio di stile raccoglie idee interessanti dall’Hard Rock d’annata (Approaching Light è un piacevole miscuglio di tastiere alla Yes e di riff di scuola Deep Purple) e dal Progressive Metal più elegante e raffinato (affiorano qua e là i cambi di tempo tipici dei Dream Theater e la potenza espressiva dei migliori Symphonix).
Il lotto si mostra molto vario e il cd difficilmente uscirà dai vostri lettori. Tutte le tracce (fatta eccezione per l’emozionante Monologo in lingua italiana Sole Ombre) sono state scritte, arrangiate e registrate in maniera impeccabile dal gruppo stesso (agli Zoo Symphony Studio di Roma). Ne viene fuori un lavoro che mostra una spina dorsale ben precisa dall’inizio alla fine (in genere si cavalcano atmosfere malinconiche dalle tinte tanto fosche quanto affascinanti).
Difficile scegliere una traccia in particolare. Si tratta di una serie di brani ben congegnati, incastonati tra feroci assoli chitarristici e dolci digressioni pianistiche. Un plauso particolare va alla straordinaria voce di Valentino Moser. Il cantante passa con incredibile facilità da momenti nevrotici dalla devastante potenza espressiva, a passaggi in cui ci coinvolge e ci emoziona con sussurri che danno alla sua voce una veste teatrale molto calda e avvolgente (la giusta fusione tra l’eleganza di James LaBrie e la stravagante genialità di Daniel Gildenlöw).


Il Prog-metal? Genere di nicchia ormai, messo alle strette da una parte dalle nuovi correnti metal e dall’altra dalla resistenza old. Particolare stile di musica che vive soltanto grazie alla saltuaria iniezione di fiducia della talentuosa band di turno. E’ il caso dei romani Astarte Syriaca, dediti ad una miscela stilistica dalle tinte assai particolari ed eterogenee. ‘Inthrought the light’ & ‘Approching Light’ in apertura del cd si candidano a summa delle intenzioni artistiche del gruppo, tra passaggi alla Angra, tecnicismi memori dei Rush, delicate melodie alla Dream Theater. ‘Dreaming’ è ariosa inizialmente per avventurarsi in sonorità piuttosto pregne di tensione e carica di virtuosismi e cambi di tempo jazzistici. Maggiormente alla mano è la ben più melodica ‘Nevermore’ anche se l’impronta aliena resta su livelli di guardia. In certi passaggi mi ricordano i grandi Flower Kings gli unici capaci di ricreare lo spirito pomposo e grandeur del vecchio prog dei seventies. La galattica enfasi di ‘Solo ombre’ sembrerebbe voler resuscitare certe suggestioni da film hard boiler con quelle sfumature notturne un po’ funkeggianti pur rilegando il tutto in ambiente rock. La conclusiva ‘Profumi d’Armonia’ conferma che Valentino Moser è uno dei pochi vocalist realmente universali della scena prog, infatti il suo cantato italiano non farà storcere il naso a nessuno.
Darkened Light è un amalgama di buone intuizioni, di raffinata creatività, un songwriting su livelli eccellenti, non manca nemmeno il tocco di ruffianeria esplicata nei vocalizzi così di scuola. Originali e speriamo abbastanza fortunati per superare l’ostacolo dell’anonimato e raggiungere un meritato successo, non planetario, ma tale da permettergli un dignitoso professionismo. Un invito a crederci sempre.

Anteprima. Tutto il disco si fonda su un ottimo equilibrio tra passione e amore: la luce e l’ombra che c’è in ognuno di noi. Assoli di chitarra si alternano a momenti più delicati, eterei. (uscita 12 giugno 2008)
Gli italiani Astarte Syriaca nascono nel 2003, e intraprendono subito un’intensa attività live nei club romani. Dopo la pubblicazione del promo omonimo, arriva il loro primo disco “Darkened Light”, fedele al sound Progressive Metal.
“Inthrough the Light” ci introduce per mano lungo un viaggio dicotomico, fatto di ombra e di luce. Una luce nera, un buio lucente. Si entra nella dimensione Astarte Syriaca, dalla quale si viene rapiti.
Prepotente l’uso delle chitarre, ottimo quello delle tastiere.
L’approccio alla luce avviene con “Approaching Light”, un Progressive metal della miglior scuola. “In silence” è la conferma sognante di un lavoro affascinante e delicato, robusto e compatto. Una divina ballata d’altri tempi.
La prolissa “Dreaming” (ben undici minuti!) lascia posto all’intro galattico di “Nevermore”, che ben presto si trasforma in una perla heavy metal.
Nonostante il sound internazionale, gli Astarte Syriaca ci tengono a sottolineare la loro nazionalità italiana. Allora ecco che arriva l’intensa “Sole ombre”: “Un sogno, un sogno è un gioco/ che nelle mie mani, le mani sbagliate/ mi spinge ora a trascinare le mie gambe/ all’ultimo angolo della strada”. Pura poesia in musica.
Chiude “Profumi d’armonia”: ballata in italiano, che esce un po’ dal coro, e che rappresenta l’episodio più debole del Cd.
Tutto il disco si fonda su un ottimo equilibrio tra passione e amore: la luce e l’ombra che c’è in ognuno di noi. Assoli di chitarra si alternano a momenti più delicati, eterei. Questo rende tutto il lavoro piacevole all’ascolto.
Non un calo, non un passaggio sbagliato.
Nemmeno un momento di buio.
Perché splende il sole.

Ammetto di non essere un grande ascoltatore di prog metal, però quando un gruppo indipendentemente dal genere sforna un album eccezionale, che riesce a darmi emozioni, allora deve anzi devo per forza tesserne le lodi,come in questo caso con gli Astarte Syriaca e con il loro nuovo album Darkened Light.
Qui ci troviamo innanzi ad un mix dei più ben celebri Dream Theater(nonostante del Teatro Dei Sogni apprezzo solo qualche album) e una band più power rispetto ai primi come i Symphony X, ma la cosa che mi ha fatto piacere e sicuramente farà piacere anche i cultori del genere sono le emozioni che queste nove tracce emanano, non risultando brani derivativi o copiati,ma al contrario, personali come solo pochi gruppi riescono a fare.
La sezione ritmica, così come le chitarre sono da paura per tecnica e precisione, accompagnati dalla superba e splendida voce del singer Valentino Moser che riesce a dare ai brani quel tocco a volte più rabbioso, altre più malinconico che rende i brani unici e di una naturale bellezza.
Scommetto tutto ciò che volete che questo cd vi accompagnerà per lungo tempo,un autentico capolavoro d'arte, perché si signori! Questa è pura arte.
Non vi è un brano in particolare che mi ha colpito di più rispetto ad altri,ma comunque menziono la stupenda e conclusiva traccia:Profumi D'Armonia che mi si è stampata in testa e non riesco più a toglierla.
Per concludere, quest' album deve esserci nella vostra collezione personale, fatelo vostro e ascoltatelo in silenzio, nella vostra camera senza essere disturbati da alcun rumore,entrerete così in un mondo soave ed elegante che solo gli Astarte Syriaca potevano descriverci e ci sono riusciti alla perfezione. Complimenti ragazzi, continuate così!

Sentir parlare di prog metal oramai a qualcuno può aver stufato, ad altri può aver dato la nausea e invece ad una parte può aver fatto infinitamente piacere. Bene l’album che sto per andare a recensire ha tutte le carte in regola per avvicinare queste diverse opinioni e far si che si accomunino per sostenere quello che potrà diventare uno dei più innovativi e originali gruppi progressive metal della nostra penisola.
Il legame che gli Astarte Syriaca hanno con la loro musica è notevolmente elevato, la loro storia nasce a Roma nel 2003 dove per quattro anni si esibiscono nei locali della capitale e non solo, dove propongono pezzi propri e cover ben elaborate portandoli così a suscitare un grosso interesse dalla Lost Sound Records che decide di dare un’opportunità a questi ragazzi.
Da qui nasce “Darkened Light”, album che oltre a vantare di una ottima produzione può contare sulla forte vena compositiva di chi ha sfornato i nove bellissimi pezzi che lo vanno a comporre.
Mettiamo un attimo da parte le solite immancabili influenze Dream Theateriane e andiamo invece a focalizzarci sulla forte matrice rock che hanno i nostri, fin dalle prime battute infatti si percepisce quel gradevole suono degli Yes, quelle tastiere che hanno caratterizzato la loro carriera sembrano materializzarsi magicamente in questo album, senza contare poi i riff chitarristici della leggendaria scuola Deep Purple che diventano quasi un’ossessione per tutta la durata dell’ascolto. Sembra che a questi Astarte Syriaca non manca davvero nulla nel loro debutto, delle influenze storiche, alla voce incredibilmente espressiva di Valentino che passa da momenti di collera a attimi di pura riflessività e disperazione o dai pezzi cantati in italiano (o recitati se parliamo di “Sole Ombre”) fino agli assoli magistrali in alcuni tratti anche eccessivamente lunghi.
Progster assaltate questo album!! Per il resto del pubblico il mio consiglio è quello di darci un ascolto, potreste trovarvi veramente contenti per una volta di avere un album di questo genere complesso e particolare.